IL BACIAMANO E IL RISCHIO DI INCIDENTI
Devo stare attenta. Non sono più abituata al baciamano.
Io, normalmente, stringo mani. E quando dico stringere, intendo: afferro la mano, esercito una pressione adeguata e accompagno il gesto con quel movimento verticale, breve e naturale, che caratterizza la classica stretta di mano.
Naturalmente esistono diverse scuole di pensiero anche in questa disciplina.
C’è la stretta vigorosa, quella che comunica sicurezza e determinazione.
C’è la stretta molle, detta anche «mano morta», che non trasmette esattamente un’impressione di grande vitalità.
C’è il frantumatore di falangi, che sembra voler verificare la resistenza strutturale delle dita altrui.
E poi c’è quello che ti trattiene la mano troppo a lungo, come se nel frattempo si fosse incollato.
Il galateo, invece, ha le sue regole.
La stretta di mano dovrebbe essere breve, ferma, senza eccessi. Tradizionalmente, è la donna a decidere se porgere la mano all’uomo.
E se invece si tratta di un baciamano, il gentiluomo prende delicatamente la mano, senza strattonarla né sollevarla, e accenna il gesto senza necessariamente baciarla.
Fin qui, tutto molto elegante.
Il problema è che ogni tanto incontro qualcuno che, quando porgo normalmente la mano per una stretta, invece di stringerla la prende delicatamente e abbassa la testa per accennare un baciamano. Senza alcun preavviso!
Cosa succede?
Lui è in modalità galanteria e io, ignara delle sue intenzioni, parto con il mio automatismo muscolare: stringo e scuoto verticalmente.
Due protocolli motori incompatibili!
Prima o poi finirò per stendere involontariamente qualcuno che voleva soltanto baciarmi la mano e che si ritroverà il naso pericolosamente vicino al mio pugno.
E sarebbe davvero un peccato: dopo tanti anni che non si vedeva più un gentiluomo, vederlo tornare accompagnato da un referto del pronto soccorso.
Ahahah! 😂
Queen 👑


