l deserto e il trifase
Guardo la foto della nuova Ferrari elettrica, “Luce”… e non ho neanche troppo voglia di lambiccarmi il cervello per sapere se mi piace, se sia davvero una Ferrari, se Enzo Ferrari si stia rivoltando nella tomba oppure stia semplicemente sorridendo da imprenditore geniale quale era.
Perché, se è vero che le hanno prenotate come caramelle golose a 700 mila euro l’una, allora forse hanno capito qualcosa prima di tutti noi? Mah…
Ferrari è il mito.
E i miti sopravvivono anche ai cambi di epoca.
Può darsi che in fondo al tunnel ci sia davvero anche questa “Luce”.
Però io, che viaggio molto con la fantasia, ho avuto una visione piuttosto dissacrante.
Per assurdo mi è venuto in mente Mad Max: Fury Road.
Il deserto.
Le facce sporche, unte di grasso.
La sabbia.
Il calore.
I motori che sembrano bestie vive.
I veicoli mostruosi lanciati verso l’orizzonte.
Le autocisterne inseguite come reliquie sacre.
La benzina come unica religione possibile.
Un deserto trasformato in inferno mitologico.
Ora… difficilmente avrà la stessa tensione cinematografica un futuro dove orde di miliardari elegantissimi, tutti vestiti color sabbia cachemire biologico, si affrontano nel deserto non più per una cisterna di benzina… ma per una wall box.
— “Dammi il tuo trifase e nessuno si farà male!”
Scene apocalittiche.
Bande rivali che assaltano ville ultramoderne per impossessarsi di adattatori universali custoditi in cassaforte come reliquie medievali.
— “Dov’è il Type 2?”
— “Non lo so, te lo giuro!”
— “Bastardo!”
E poi la fuga disperata.
— “Presto! Dobbiamo scappare!”
— “Impossibile. Sono ancora al 15% della ricarica!”
Don’t panic… Panic!!!
Nel vecchio immaginario distopico si partiva sgommando tra fiamme, sabbia e motori infernali.
Qui invece tutti seduti davanti alla colonnina ultra-fast a fissare la percentuale della batteria sull’app della ricarica come pensionati in sala d’attesa dal medico della mutua.
Io sono cresciuta in un mondo dove il rombo di un motore non era rumore, ma melodia.
Quando passava una supercar sembrava arrivare un temporale meccanico, di quelli che portano frescura dopo una giornata torrida.
Adesso il massimo del pathos rischia di diventare:
— “Ops… dove ho messo la prolunga?”
E il vero cattivo del film …non sarà più quello che ti assalta la macchina, ma nel momento più drammatico, ti stacca la spina dalla colonnina. 😄
Insomma… prendi il massimo dell’epica meccanica testosteronica e la sostituisci con l’ansia della percentuale della batteria.
È un cortocircuito perfetto. 😄
PS: si scherza e si gioca

