NON SIAMO ALLA FRUTTA. SIAMO ALLA FUFFA.
Stamattina ricevo un comunicato stampa. Lo leggo. Poi lo rileggo. E alla fine mi faccio una domanda, molto semplice:
MA MI FAI CAPIRE DI CHE PRODOTTO STAI PARLANDO?!
Il testo si arrotola su se stesso, gira intorno alla parola concept senza mai arrivare al dunque, inanella anglicismi, celebra eventi, snocciola nomi di premi improbabili, racconta chi c’era, chi ha vinto, chi ha danzato.
Tutto molto interessante, immagino, per chi c’era e chi ha organizzato la festa.
Ma io, che sto leggendo un comunicato stampa, vorrei capire che cosa mi stai comunicando.
Qual è l’idea? Che cosa c’è di nuovo? Che cosa dovrei ricordare? E soprattutto, perché dovrei interessarmene?
Niente. Una pagina di parole e neppure un’informazione che riesca a mettere a fuoco il punto.
Ora, sia chiaro: non voglio fare la maestrina.
Mi occupo di comunicazione da una vita e ho chiamato la mia società Concept Eventi.
Non per una particolare illuminazione filosofica, ma per una storia ironica legata a un carissimo amico, scomparso troppo giovane, che aveva l’abitudine di pronunciare continuamente la parola concept.
A forza di sentirla, era diventata un tormentone, un gioco fra noi. E quel gioco è finito nella ragione sociale.
Quindi, credetemi, conosco bene le potenzialità della parola.
E conosco anche le mie: se voglio, anch’io so scrivere fuffa. Ahahah!
La differenza è che almeno so quando sto giocando.
Perché ormai sembra che la comunicazione abbia smarrito la sua funzione più elementare: spiegare.
Si moltiplicano i concept, le vision, le experience, i lifestyle, le sinergie, le prospettive evolutive e le nuove frontiere dell’innovazione. Tutto è straordinario, rivoluzionario, iconico, esperienziale. Ogni iniziativa inaugura un nuovo paradigma e ogni presentazione sembra annunciare una svolta epocale.
Poi vai a cercare il contenuto e trovi il vuoto pneumatico.
Il concept, signori, non è la parola che usate per infarcire un testo. È l’idea che dovrebbe renderlo comprensibile e riconoscibile.
E un comunicato stampa non è il diario di bordo di chi ha organizzato un evento, né una gara a chi riesce a infilare più parole altisonanti in una pagina. È uno strumento di comunicazione. Deve arrivare al punto, dare informazioni e lasciare al lettore qualcosa di chiaro.
Non serve scrivere difficile per sembrare intelligenti. Non serve scrivere tanto per dimostrare di avere qualcosa da dire.
E soprattutto, non si può pretendere che sia il lettore a fare il lavoro che non ha fatto chi scrive.
Perciò, davanti all’ennesimo capolavoro di acrobazia lessicale, mi viene spontanea una domanda. La stessa che rivolgerei a chiunque, in qualunque settore, si nasconda dietro una montagna di parole:
MA MI FAI CAPIRE DI CHE COSA STAI PARLANDO?!
Perché una cosa è certa: non è comunicazione solo perché hai imparato l’inglese.
Non siamo alla frutta. Siamo alla fuffa.
Queen 👑

