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Il progresso che potrebbe condannarci

Da Asimov a Odissea nello spazio, dalla paura delle macchine al consumo delle risorse del pianeta. Il problema non è l’intelligenza artificiale. Siamo proprio noi!

Penso alla fantascienza del Novecento e a quello che stiamo vivendo. E mi viene una domanda: possibile che non impariamo niente?

Asimov ci aveva avvertiti, Kubrick, con 2001: Odissea nello spazio, ci aveva mostrato cosa può succedere quando una macchina prende il sopravvento. HAL 9000 non era soltanto un computer impazzito, ma il simbolo di un’umanità che aveva affidato troppo alla propria creatura.

Fantascienza? Certo. Ma il messaggio era piuttosto chiaro.

Oggi l’intelligenza artificiale entra ovunque: nelle aziende, negli ospedali, nelle nostre case. Ci offre possibilità straordinarie, ma stiamo anche delegando alle macchine una quantità crescente di decisioni. Ci chiediamo dove possa portarci questa dipendenza, ma continuiamo imperterriti.

C’è poi il costo ambientale. Dietro la tanto evocata cloud ci sono data center che occupano territorio e consumano enormi quantità di energia e acqua. Mentre parliamo di sostenibilità e risparmio delle risorse, e ci fanno mettere le valvole termostatiche a ogni termosifone, costruiamo infrastrutture sempre più affamate di energia e potenza di calcolo.

E non è tutto.

Gli episodi di questi giorni, dalla vicenda dei dati sottratti ai clienti Revolut agli attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione dei supermercati in Francia, nei Paesi scandinavi e in Italia, Sicilia compresa, dimostrano quanto siamo vulnerabili.

Basta intervenire da remoto su un sistema informatico per alterare la temperatura di frigoriferi e congelatori, compromettere intere partite di prodotti alimentari e creare danni e sprechi pazzeschi!

La tecnologia che dovrebbe semplificarci la vita può trasformarsi in un problema enorme quando non siamo in grado di controllarla e proteggerla.

E allora mi chiedo: perché continuiamo? Conosciamo i rischi ambientali, sappiamo quanto siamo dipendenti dai sistemi digitali, abbiamo persino decenni di letteratura e cinema di fantascienza che ci hanno raccontato possibili scenari.

Eppure niente. Avanti tutta!

Il problema è proprio questo: non sappiamo darci un limite. Tutto ciò che possiamo inventare deve diventare immediatamente qualcosa da realizzare, vendere e utilizzare. Poco importa se abbiamo davvero valutato le conseguenze.

A volte sui social si scherza sull’estinzione dell’umanità. E, a giudicare da certe nostre scelte, viene quasi da pensare che ci mettiamo parecchio impegno.

E qui arriva la domanda meno filosofica e più concreta: ma noi, senza andare troppo lontano, dove stiamo andando a finire?

Perché ho una vaga impressione che, più che verso il progresso, ci piaccia proprio andare dal kiulo!

Queen ♛

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