L’automobile al tempo del Covid-19

Crollo momentaneo del mercato o svolta epocale ?

Patapum! Non è il rumore di un oggetto che si sfracella al suolo, ma quello del mercato dell’automobile che è rovinosamente caduto, anzi è decisamente morto.

Come ormai tutti sanno, nel mese di marzo le vendite hanno subito un calo dell’85,6%, per un totale di 28.326 unità (contro le 194 mila di marzo 2019, -85,6%).

Per non parlare poi dei 4.603 veicoli commerciali (-73,4%), dei 1.077 veicoli industriali (-50,2%) e dei 152 autobus (-39,4%).
Considerando soltanto le autovetture, va aggiunto che nel periodo gennaio-marzo di quest’anno la motorizzazione ha immatricolato in tutto appena 347.193 autovetture, con una variazione di -35,47% rispetto allo stesso periodo del 2019, durante il quale ne furono immatricolate 538.067.

Un vero e proprio tracollo, dunque di gran lunga superiore alle aspettative, anche tenendo del blocco della mobilità e la chiusura delle concessionarie.

Le conseguenze

In oltre 100 anni di storia non si sono mai visti dati così negativi. E le previsioni dell’Unrae (l’unione delle case automobilistiche estere con 46 aziende associate che rappresentano 64 marchi e il 76% del mercato auto) non lasciano certo spazio all’ottimismo.

Di questo passo il mercato italiano delle auto nuove chiuderà il 2020, nel migliore dei casi, a 1,3 milioni di immatricolazioni. Cioè 600 mila veicoli in meno rispetto al 2019, secondo le proiezioni calcolate sulla base della chiusura totale della rete di vendita estesa fino alla fine di maggio.

Nel caso peggiore, cioè se il “lockdown” si estendesse fino alla fine di luglio, il mercato si fermerebbe a un milione.
Insomma, torneremo indietro di un bel po’ di anni, con un livello di vendite in Italia pari a quello degli anni Sessanta. Un bel guaio per un settore che in questi ultimi anni ha già subìto bruschi rallentamenti e comunque stava affrontando la più grande trasformazione dell’industria automobilistica, avvicinandosi a passo spedito alla trazione elettrica e alla guida autonoma. Un traguardo che il Covid-19 sembra aver allontanato.

L’impatto

Sempre secondo l’Unrae, il crollo del mercato avrebbe come conseguenza il fatto che fra il 10 e il 20% degli operatori della distribuzione, vale a dire circa 1.400 concessionari, che insieme impiegano 150 mila persone rischiano di non sopravvivere a questo violento impatto. E’ pur vero che l’emergenza Covid-19 ha ridefinito la priorità di acquisto, mettendo ovviamente i prodotti di prima necessità davanti a tutto, lasciando però ampio spazio, visto il tanto tempo libero a disposizione per il processo di scelta di beni comunque strategici per le famiglie, come l’automobile. Insomma, il web, tanto frequentato in questo periodo di quarantena, per chi aveva in programma di comprare un’auto, non potendo andare in concessionaria, è oggi l’unica fonte di informazioni, per fare confronti, simulare finanziamenti e provare a scegliere l’auto in maniera più ponderata.

Una “miniera” di contatti a disposizione delle concessionarie da presidiare anche in questa fase di chiusura, perché rappresentano opportunità di business da trasformare in vendita all’indomani della crisi. Come dire che le concessionarie che non hanno mai smesso di investire sulla loro presenza digitale hanno un vantaggio competitivo, in questo periodo di difficoltà. Ma sarà proprio così ?


Il nuovo mercato dell’auto


E’ pur vero che le case automobilistiche, prima del blocco totale, hanno comunque continuato ad investire sul futuro, presentando nuovi modelli, naturalmente a livello virtuale, in attesa di farlo concretamente presso i clienti. Una corsa verso la mobilità sostenibile che ora sembra aver subìto una brusca frenata di fronte all’imprevisto. Quel maledetto virus che pare destinato a modificare radicalmente la nostra vita da qui in avanti e per molti anni.

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Dunque, una volta usciti da “lockdown” sarà sufficiente ripartire , riprendendo il cammino interrotto in precedenza ? Oppure si dovrà ricominciare da zero ?

La prima cosa da fare sarà capire se esisterà ancora un mercato, oppure se le persone non penseranno più all’automobile come a un oggetto personale ma semplicemente a soddisfare il proprio bisogno di mobilità. E allora sarà il trionfo dei mezzi pubblici e del car-sharing , che darà veramente il via alla rivoluzione automobilistica del Terzo Millennio.

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