Il calcio è passione ma così non va

È pur vero che il Primo Ministro, che sta cercando di gestire al meglio questa grave situazione, ha un cognome che richiama un grande condottiero del pallone, prima come calciatore e poi come allenatore.

Vi pare logico però che ogni giorno nelle varie edizioni dei TG e sulle principali testate salti fuori il problema di quando potrà ricominciare il campionato di calcio ?

Come se tutti noi non aspettassimo altro in attesa che il “maledetto “ possa dichiararsi sconfitto.

Covid-19

Lo dice uno che per lavoro ( da giovanissimo) e per passione poi, segue il calcio da sempre.

Mi pare però che al momento ci siano ben altri pensieri.

Come il capire se e come si può vincere definitivamente la partita contro il virus, o come rispettare il lavoro di tanti altri che cercano di salvarci la vita rischiando la propria. O ancora, rispettare il dolore di chi ha perso un genitore, un parente o un caro amico, con cui magari era solito assistere alle partite. Immagino che a tutte queste persone non interessi molto sapere quando si riapriranno gli stadi, se non perché quello sarebbe uno dei tanti segnali che il “maledetto “ ha lasciato il pianeta.

L’industria del pallone

Ma non è così, perché non parliamo di un semplice sport, ma dell’industria del pallone, con tutti i suoi interessi e i tanti soldi che circolano intorno. Un mondo in cui, in tempi normali, lo svolgimento delle partite conta abbastanza poco se non per il risultato, ma in un’emergenza come questa, lo stop significa che il regno dorato del calcio rischia il tracollo.

Quindi, come se i protagonisti della “pedata” vivessero su un altro pianeta, tutti quanti con in testa la Lega di Serie A, nella maggioranza di presidenti, vorrebbe recuperare il campionato a partire dal 20 maggio e, nel frattempo, organizzare il futuro mercato del calcio come se nulla sia accaduto.

Anzi, su qualche testata si comincia anche a parlare di possibili trasferimenti, etc… E la Federcalcio che fa? Propone una soluzione a metà: finire questo campionato ad autunno inoltrato e poi ripartire con quello nuovo da gennaio in poi.

Un pallone che rischia di sgonfiarsi

Si parla di quasi un miliardo, senza contare i Dilettanti. Queste sono le stime dei danni che, attraverso studi specializzati, le Leghe di serie A, B e C hanno ipotizzato a causa dello stop della stagione calcistica, e della sua durata. Un vero e proprio dramma per un settore sempre in bilico che rischia di fare il “botto”, come e peggio di tanti business precari.

A questo punto che succede ? Nulla di più facile: la Lega di serie A, fa pressioni sul governo per avere soldi a fondo perduto per ripianare le perdite per mancati incassi e far fronte al pagamento degli stipendi. In pratica, un sussidio per gente che guadagna milioni all’anno. Senza vergogna. Lo sport tutto è importante, e semmai vanno aiutate le società che rischiano di chiudere davvero, lasciando per strada tanti giovani praticanti.

Per quanto riguarda il calcio professionistico, le società si sono già mosse chiedendo ai propri tesserati di tagliarsi lo stipendio.

La reazione dei calciatori

Nel dubbio sulla data di ripartenza dei campionati, la Lega di Serie A ha chiesto ai calciatori di tagliarsi lo stipendio del 17 per cento sul totale annuo nel caso si tornasse in campo a giugno e di spingersi fino al 33 per cento sempre qualora il campionato dovesse ritenersi concluso. Juventus a parte, che ha anticipato tutti avendo già raggiunto un accordo, gli altri giocatori, per voce del loro sindacato, hanno giudicato «vergognoso ed irricevibile…», quanto deciso dalle società senza opposizione alcuna. Un rifiuto motivato dal fatto che graverebbe soltanto su di loro la gran parte delle perdite.

Insomma, una “vergogna nella vergogna”, sempre rapportando queste “baruffe” a ciò che succede realmente nel nostro Paese.

Non me ne vogliano gli amanti del pallone, che rischia di diventare una “palla avvelenata” , soprattutto nel momento in cui la decurtazione dell’ingaggio dovuto dovrà essere accettata dal giocatore. Non è difficile immaginare, in caso di rottura, ricorsi nei tribunali degli scontenti e tutto quello che ne consegue.

Visite approfondite, ma il calcio viene dopo

Da qui l’urgenza di ripartire al più presto, anche se ad oggi non è ancora dato sapere quando il calcio ripartirà. Vorrei anche vedere !!! Non lo sa l’intera Nazione quando potrà muovere i primi passi verso il ritorno alla normalità, che saranno doverosamente molto prudenti.
Nonostante tutta la fretta bisogna attendere il via libera delle autorità governative e sanitarie prima di mettere in atto i protocolli sanitari da seguire per la sicurezza e l’organizzazione delle partite.

Così come tutte le procedure (ivi compresi tamponi , esami ematici, etc.) per stabilire che gli atleti siano idonei a riprendere l’attività agonistica. L’unica cosa certa e dichiarata è che questa volta lo sport, e il calcio, in particolare , non ha la precedenza, che, nell’accesso ai test e ai dispositivi connessi, dai tamponi ai kit per gli esami sierologici agli esami clinici stessi, va ovviamente agli ospedali, ai medici, agli infermieri e a chi è in prima linea nella lotta alla pandemia.

Ci crediamo ?

Meglio lo stop definitivo

Nel caso di una ripartenza del campionato, quasi sicuramente non prima di giugno, si scatenerebbe, poi un’altra contestazione dei giocatori e delle loro famiglie che si vedrebbero private delle vacanze estive. Non un dramma ma certamente altre scintille da aggiungere a un fuoco già bello acceso. In tutta questa situazione, la cosa curiosa è che nessuno si è preoccupato di che cosa ne pensano i tifosi.

Di sicuro in questo momento le priorità sono ben altre e in ogni caso, dopo aver passato qualche mese tappati in casa, i tifosi non sono certo disposti a ritornare allo stadio tanto in fretta. La partita di Champions dell’Atalanta a San Siro credo che abbia insegnato qualcosa.

Meglio stare a casa a guardare le partite in tv, sempre ammesso che ci siano ancora. Detto ciò, forse sarebbe meglio considerare concluso qui il campionato e lavorare per la prossima stagione, sempre ammesso che il “maledetto” se ne sia andato.

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