Il Covid- 19 non ferma #FORUMAutoMotive

di Maurizio Pignata

Prima edizione di #FORUMAutoMotive in versione virtuale

La prima edizione di #FORUMAutoMotive in versione virtuale, nel completo rispetto delle disposizioni di distanziamento fisico e sociale, ha sancito l’alleanza di tutta la filiera, riunendo i più autorevoli e preparati esperti del mondo della mobilità per analizzare la situazione attuale, identificando le soluzioni per la ripartenza dopo la lunga inattività.

Il primo Italian Automotive Webinar

In oltre tre ore di connessione i rappresentanti ed esperti del settore automotive si sono confrontati con una lunga serie di interventi in video, coordinati in studio da Pierluigi Bonora, giornalista e deus ex machina dell’evento, e da Geronimo La Russa, avvocato e presidente dell’Automobile Club di Milano.

Le 5W alla base del giornalismo hanno rappresentato il tema non facile del webinar dal titolo “Covid-19 e ripartenza: When (quando) What (cosa) Who (chi) Where (dove) Why (perché)?”.

Alleanza completa di tutta la filiera automotive

Ad alternarsi molte voci diverse, provenienti da tutta la filiera, che in questa occasione hanno mostrato un’unità di intenti e, soprattutto, idee chiare sul difficile cammino da affrontare con una via ben chiara da seguire, al contrario di chi, invece, dovrebbe gestire una ripartenza che si annuncia problematica per tutti, soprattutto per la mobilità.

A cominciare da quella urbana, come ha sottolineato Geronimo La Russa, con Milano e Roma che pensano di risolvere il problema della riduzione fino al 75 per cento della capienza del trasporto pubblico con biciclette classiche e a pedalata assistita.

“Restringendo le carreggiate e dipingendo piste ciclabili non otterremo altro che nuovi ingorghi – ha osservato La Russa – ed è esattamente l’opposto di ciò che invece secondo noi è da fare.

L’uso dell’auto non sarà un capriccio, ma una necessità. Per questo motivo sarebbe più utile pensare a tariffe agevolate per i parcheggi”.

Trasporto locale e mobilità su due ruote

“Il Governo sembra avere le idee confuse, nelle città ci saranno cambiamenti importanti e molti rischiano una vita impossibile, poiché i tempi non coincideranno con quelli della famiglia.

Mentre serve un mix che sostenga e renda i cittadini liberi, senza criminalizzare l’auto”.

Così Antonio Bobbio Pallavicini, vicesindaco di Pavia e presidente del Dipartimento Mobilità e Trasporti di ANCI Lombardia, consapevole del fatto che in questa regione sia concentrato il 20 per cento dei trasporti nazionali.
Grandi protagonisti del trasporto privato di questa ripartenza saranno sicuramente i veicoli a due ruote anche se, come ha fatto notare Pierfrancesco Caliari, direttore generale di Confindustria Ancma, l’associazione che raggruppa i produttori di veicoli a due ruote, il decreto appena presentato ha dimenticato proprio le biciclette sulle quali conta così tanto.

“Non se ne parla, ed è paradossale che il 4 maggio non riapriranno nemmeno i negozi di biciclette.

Quello che serve è un nuovo modello di intermodalità, ma deve essere un piano studiato e condiviso; non si può decidere per ideologia o per sentito dire”.


Quale ripresa del mercato senza un piano strategico ?

La vera ripartenza però dipenderà dal rilancio del mercato della tanto demonizzata automobile. Secondo un’analisi di AlixPartners, presentata dal suo managing director, Dario Duse, il costo di questa emergenza in Italia potrebbe essere quello di una perdita di volumi tra il 35 e il 43 per cento, che significherebbe passare da circa 2 milioni di veicoli a 1,4-1,2 milioni di unità.

Situazione davvero difficile ma non impossibile che è stata analizzata negli interventi di uomini chiave del settore.

A cominciare da Michele Crisci, presidente di Unrae, molto critico e allo stesso tempo propositivo. “Oggi in Italia manca un piano di emergenza dei trasporti, ma l’aspetto più preoccupante è che non esiste un piano strategico di base, che non c’è mai stato, senza il quale non può esserci piano di emergenza.

Purtroppo nelle emergenze si lascia spazio a proposte e idee che non sono necessariamente calibrate con le necessità che arrivano, magari, da esperti, ma non del settore. Noi abbiamo sul tavolo numerose proposte articolate che tengono conto della sostenibilità, chiediamo di essere ascoltati”.

A rincarare la dose, Paolo Scudieri, presidente di Anfia, che ha sottolineato come al Governo non possa sfuggire “l’importanza di un settore che conta 5.700 aziende e assicura un gettito di 76 miliardi di euro ogni anno.

La parola chiave deve essere sburocratizzazione, togliendo i vincoli che mortificano gli imprenditori, come gli assurdi cavilli che rendono la costruzione di parcheggi, compresi quelli intermodali, l’impresa più complicata del mondo”


Il pensiero e le preoccupazioni dei concessionari

Il futuro dei concessionari sembra essere un percorso a ostacoli per nulla facile da affrontare. Secondo Adolfo De Stefani Cosentino, presidente di Federauto (concessionari), la ripartenza non può partire unicamente dalle auto nuove.

“Il calo è subordinato a quanto può essere supportato, e in questo caso non bisogna dimenticare che chi rottama ha un’auto vecchia, non sempre si può permettere una vettura nuova.

La soluzione può arrivare dall’usato fresco che arriva da aziende e Partite Iva che rinnovano il parco ogni tre anni. Offrire incentivi sulle ex auto aziendali faciliterebbe lo smaltimento di quelle più vecchie”.

Paura ed angoscia, e non solo per l’emergenza sanitaria, ma anche pensieri positivi per il futuro del mondo dei veicoli a motore, che ha potuto verificare come le proporzioni globali della pandemia abbiano evidenziato come la riduzione del 90 per cento del traffico a livello nazionale abbia avuto effetti infinitesimali sull’inquinamento, come certificato da enti indipendenti.

Ciò significa che 8 ore di blocco del traffico domenicale in una città non servono a nulla, ma anche che non si possono raggiungere obiettivi ambientali fermando il mondo.

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