La Storia siamo noi. Purtroppo. 😏
Inchinandomi a Socrate — «So di non sapere», meravigliosa sintesi della consapevolezza dei propri limiti — e tenendo a mente quell’altra massima secondo cui spesso è proprio chi sa meno a ostentare certezze e a imporsi sugli altri, stamattina mi sono messa a riflettere sulla Storia. Quella con la S maiuscola.
Fin da piccoli veniamo immersi nel mondo dei Greci, dei Romani, degli Egizi, dei Fenici, degli Assiro-Babilonesi. Poi le migrazioni, le invasioni, i grandi condottieri, i sovrani, gli imperatori, i grandi uomini politici. E via via fino alla storia moderna e contemporanea.
Ci viene consegnato un racconto quasi meraviglioso della storia dell’umanità: una narrazione geopolitica costellata di grandi imprese, conquiste, imperi e personaggi entrati nella leggenda. Una narrazione nella quale la grandezza sembra perlopiù coincidere con il potere, la vittoria e la capacità di lasciare un segno.
Per carità, in questo lungo percorso ci sono stati anche geni autentici: uomini e donne che hanno inventato, scoperto, scritto, dipinto, composto musica, realizzato sculture e opere straordinarie. Ma anche qui, bisogna non confondere il genio con la statura morale: si può essere artisti immensi e, nella vita privata, persone pessime. Le due cose non si escludono.
E dietro le grandi imprese di conquista e sopraffazione? Milioni di persone che lavorano, migrano, combattono e muoiono. Spesso senza lasciare traccia.
Ci parlano di civiltà e di progresso. Ma siamo proprio sicuri di sapere che cosa intendano?
Perché la civiltà non è una scala graduata. E progresso di cosa? Scientifico? Materiale? Morale? Politico? Le diverse forme di progresso non procedono necessariamente di pari passo. Possiamo diventare più potenti senza diventare più saggi, più ricchi senza diventare più giusti, più tecnologicamente avanzati senza essere più capaci di convivere.
Si parla di intelligenza politica, di grandi statisti, di classi dirigenti…
Vabbè… se guardo alla Storia che ho vissuto personalmente mi ritrovo, più spesso di quanto vorrei, davanti a persone alle quali è stato affidato un potere straordinario, senza che quel potere fosse necessariamente accompagnato da altrettanta saggezza, lungimiranza o statura morale.
Intanto, la democrazia non garantisce che vengano selezionati i più intelligenti, i più preparati o i più saggi. Dovrebbe garantire regole, diritti, controlli e la possibilità di cambiare chi governa. Che è già qualcosa. Ma non basta a garantirci una classe dirigente all’altezza.
E allora, dalla mia piccola esperienza su questa Terra, comincio ad avanzare seri dubbi su quanto abbiamo davvero imparato, su chi fosse migliore o peggiore e su quanto sia fondata la nostra convinzione di essere diventati più civilizzati.
E poi come si misura la civiltà? Con i monumenti, le conquiste, la ricchezza, la potenza? Oppure anche con la capacità di rispettare gli altri, limitare il potere e convivere pacificamente? E chi può dirlo!
Anche perché la civiltà non è una destinazione raggiunta una volta per tutte. È una conquista fragile, che ogni generazione può consolidare oppure compromettere.
Insomma, stamattina, partendo da Socrate, sono arrivata a mettere in discussione la Storia, il progresso, la civiltà e sulla classe dirigente tutta …stendiamo un velo pietoso.
E poi… poi mi sono stufata di pensare.
Perché, come diceva Giorgio Bracardi, l’uomo è una bestia! 😁
Queen 👑

