Ambrogino, quel bambolotto arrivato da Firenze
Oggi è il 4 novembre
e ricorre l’alluvione di Firenze.
Era il 1966 e io avevo solo sei anni.
Eppure, ogni volta si risveglia quella bambina con tutti i suoi sentimenti intatti.
Ricordo le immagini drammatiche in bianco e nero che scorrevano sulla televisione di allora.
Erano terrificanti: l’acqua, il fango, la città ferita.
Ricordo il modo forte in cui venivano raccontate. Non c’era sensazionalismo, come spesso accade oggi. C’era partecipazione, una vera empatia e sofferenza da parte di chi raccontava e di chi stava salvando la città.
E poi c’erano quei ragazzi, arrivati da tutte le parti d’italia e del mondo, che affondavano nel fango per salvare libri, opere d’arte, case. Era straziante ed epico insieme.
In quel periodo un collega fiorentino di mio padre mi regalò un bambolotto.
So che arrivò accompagnato da un biglietto, che diceva che era stato salvato dall’alluvione di Firenze.
Per me quella frase trasformò un giocattolo in una leggenda: era come Romolo e Remo, come Mosè salvato dalle acque.
Lo chiamai Ambrogino.
Da meneghina, mi venne in mente Sant’Ambrogio, e ancora oggi, pensandoci, mi viene da sorridere: un bambolotto fiorentino con un nome milanese, due città in un affetto.
Era un bambolotto morbido, imbottito, con solo il viso di plastica. Aveva occhi azzurri e capelli castano chiaro, quasi biondi.
Avevo molte bambole, ma lui rimase il mio preferito.
Non so che fine abbia fatto, e un po’ mi dispiace, ma credo che il suo posto più vero sia la mia memoria.
Fatto di stoffa e imbottitura, era un oggetto fragile davanti all’acqua furiosa e quindi proprio per questo il suo salvataggio mi sembrò ancora più miracoloso.
In quei giorni credo di aver imparato anche qualcosa più grande di me, senza saperlo: che dal dolore può nascere solidarietà, e che anche in mezzo al disastro c’è sempre qualcuno che si china a salvare qualcosa.
Per questo la vicenda dell’alluvione di Firenze mi commuove sempre in maniera particolare e, anche a distanza di sessant’anni, non smette di emozionarmi.


