Quarantena Covid – 19: roba da chiodi, anzi da chiodini

di Maurizio Pignata

Giochi, tempo e tanta fantasia

In questo difficile periodo, in cui tutti noi siamo confinati all’interno dei nostri spazi domestici, sono veramente tante le possibilità di passare il tempo.

Anche per intrattenere i bambini, compito sicuramente non facile, ci sono varie opzioni, che esulano dal semplice utilizzo dei videogiochi e della televisione.

Ci permettiamo di fornire un suggerimento, che può avere un sapore nostalgico, ma che ci consente anche di celebrare una speciale ricorrenza che cade proprio quest’anno. Ingredienti necessari il gioco, un po’ di tempo ( e direi che non manca) e tanta fantasia.

I chiodini. Giochi educativi

I chiodini colorati

Stiamo parlando dei famosi chiodini colorati della Quercetti, con cui sono cresciuti quelli della mia generazione. Nulla di più semplice: la scatola del gioco conteneva una tavoletta bianca tutta bucherellata e una marea di chiodini di vari colori.

Grazie al manuale che illustrava una serie di figure predefinite, si prendeva confidenza e poi si liberava la fantasia per comporre quello che suggeriva la mente.

Veri e propri disegni, anche astratti che ci tenevano impegnati anche per molte ore senza conoscere che cosa fosse la noia.

I chiodini. Giochi educativi

I chiodini e l’Arte Contemporanea.

I famosi chiodini furono fonte d’ispirazione anche per alcuni artisti, come Antonio Bueno , esponente del “Gruppo ‘70”, che utilizzò i chiodini Quercetti , per realizzare le sue opere, rappresentanti volti femminili.

La sua opera “Figura n° 37” del 1966 è ancora oggi visibile presso la Gam, la Galleria d’Arte Moderna di Torino.

In tempi più recenti, i famosi chiodini sono stati impiegati per i ritratti di persone dell’artista lombardo Antonio Marciano che utilizza quelli più piccoli nelle tavolette modulari per quadri che assumono un’estetica cosiddetta “pixelata”, dove l’immagine è divisa in puntini, come se fossero pixel.

Spirograph tra scienza e giocattolo

Quando poi s diventava un po’ più grandicelli era la volta dello Spirograph. Un classico esempio di fortunato rapporto tra i giocattoli e la scienza. Il gioco, costituito da alcune ruote dentate di varia grandezza fornite di vari fori posti in punti a diverse distanze dal centro, serve a tracciare con facilità curve ipotrocoidi ed epicicloidi di grande e spettacolare effetto visivo.


Fu presentato alla Fiera del giocattolo di Norimberga del 1965 dall’ingegnere inglese Denys Fisher che in un primo tempo lo commercializzò attraverso la propria ditta, cui subentrò, già nel 1966, acquisendone i diritti di distribuzione, l’azienda di giocattoli americana Kenner.

Con grande tempismo la Quercetti divenne a partire dal 1967, distributore esclusivo per l’Italia dello Spirograph, investendoci non poche risorse per alcuni anni fino a renderlo uno dei prodotti più diffusi e di successo dell’intero catalogo.

Lo pirografo

Il genio di Alessandro Quercetti

La storia dell’azienda Quercetti è profondamente legata alla vita del suo fondatore, Alessandro Quercetti, recanatese di nascita (1920) ma già dal 1921 residente a Torino.

Durante la sua attività di operaio aggiustatore alla Westinghouse (1934- 1939) scopre di avere una vera passione per il volo e gli aeromodelli. Questa passione lo porterà, nel 1937, a distinguersi in numerosi concorsi nazionali per modelli volanti a matassa elastica.
Tornato a Torino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e deciso a ricostruire la sua vita, il giovane Alessandro fu assunto come operaio in una fabbrica di giocattoli che però fu costretta a chiudere nel giro di 2 anni. Ma la qualità e la capacità del giovane Alessandro lo convinsero a mettersi in proprio nel 1950, dando così il via alla storia di uno dei fondatori dell’industria del giocattolo.

70 anni di giochi educativi

La Quercetti è un esempio di straordinaria longevità industriale nel suo settore.

Oggi a guidare l’azienda è la seconda generazione della famiglia , con i figli Andrea, Alberto e Stefano, proprietari del 100 per cento delle quote, che hanno ereditato la passione del padre. La storia dell’azienda Quercetti si fonde inevitabilmente con quella di una famiglia che da due generazioni condivide l’amore per il proprio lavoro, l’impegno quotidiano e che, con immutata passione, si adopera per rendere più allegra e spensierata la vita di milioni di bambini, producendo orgogliosamente tutto in Italia.

L’azienda è infatti oggi una delle pochissime realtà del settore a poter vantare un controllo diretto dell’intera filiera produttiva, a partire dalla progettazione del giocattolo fino al confezionamento del prodotto finito. Il tutto è interamente realizzato nell’unica sede di Corso Vigevano, a Torino.
E il chiodino è sempre il giocattolo più , anche se si è evoluto e si chiama Pixel, adattandosi ai tempi e diventato non uno strumento per attività artistiche a disposizione dei bambini di ieri diventati ormai adulti.

Insomma, in 70 anni interamente dedicati a ideare e produrre giochi educativi per bambini, la Quercetti non ha mai perso la sua identità e non è mai scesa a compromessi, continuando a percorrere il cammino iniziato da Alessandro Quercetti.

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