ESPLORAZIONE A VELA DELLE ISOLE FÆR ØER

Autore: Alessandro Mazzetti

Una settimana alla scoperta di un arcipelago solitario e remoto al centro del triangolo Islanda-Norvegia-Scozia, su una barca a vela stranissima.


Salpiamo subito dopo il check-in sulla barca noleggiata a Tòrshavn. Dopo tre miglia si avvicina la Guardia Costiera: “cominciamo bene”, penso fra me e me. Invece niente, ci volevano solo avvertire che è in corso una nuotata commemorativa fra i due isolotti di fronte a noi.

Nel più popoloso di questi isolotti (218 anime) quella sera era prevista una grande festa. Ovviamente decidiamo di andarci. Il porticciolo era strapieno di barche, ma ci fanno gentilmente ormeggiare in quarta fila, ad uno sputo dal passaggio del traghetto che sfornava centinaia di faroesi allegri che andavano alla festa.

Si chiama “Ovastevna” ed è la festa di commemorazione di Ove Joensen, considerato eroe nazionale per aver raggiunto la Danimarca su una barca a remi, vogando per 900 miglia in 41 giorni senza assistenza, correva l’anno 1986. La festa è un susseguirsi di canti, balli, agnello alla brace e birra.

Da bravi italiani socializziamo con la gente del posto (tutti faroesi, eravamo noi gli unici stranieri) e ci raccontano che questo eroe morì l’anno dopo, cadendo in mare dalla sua barca a remi (pare nel tentativo di fare pipì ubriaco fradicio).

Oggi la sua barca è monumento nazionale in questo paesino, chiamato Nólsoy, dove svetta sulla montagna l’orgogliosa scritta “Nóllywood“.


Fær Øer? In alto a sinistra.


Le Fær Øer (si pronuncia Fàroer) sono un arcipelago di 18 isole con pochi abitanti (50 mila), tante pecore (100 mila) e un’infinità di uccelli marini (3 milioni). All’estremo nord- ovest dell’Europa, sono un segreto nascosto dalla geografia, popolate dai vichinghi e poi spartite tra Norvegia e Danimarca, oggi sono ai bordi dell’Europa che conta.

Sebbene appartenenti alla Danimarca, le Fær Øer sono fiere della loro autonomia: hanno una propria bandiera, parlano la lingua faroese (diversa sia dal danese che dall’islandese) ed hanno una propria valuta, la Corona Faroese. La pesca è la grande attività locale e assicura il 97% delle esportazioni. La capitale si chiama Tòrshavn (si pronuncia Torsciàun), cioè il porto di Tòr, il Dio Vichingo, e già questo basterebbe a comprendere quanto forte sia il legame con le tradizioni e l’orgoglio di questa gente.

Fondata nel X secolo, Tòrshavn è la Capitale più vecchia dell’Europa settentrionale e la più piccola del mondo, ma è prospera e piena di attività. Passeggiando fra le innocenti casette rosse con il tetto in erba, scopri che in realtà sono la sede del Ministero delle Finanze ed il Palazzo del Parlamento, quest’ultimo si trova nello stesso punto in cui i primi coloni lo fondarono nell’anno 825 d.C.

Isole solitarie, remote e difficili da raggiungere, aspre e al primo contatto quasi scorbutiche. L’isola più occidentale, Mykines (si pronuncia Mìcines), è scolpita dal tremendo potere erosivo dell’Atlantico.

Nell’isola di Borðoy (si pronuncia Bòrzoi) c’è un paesino in mezzo a due profondi fiordi, che offre un ridosso sicuro. Sull’isola orientale, Eysturoy, si trova una delle più belle scenografie dell’arcipelago: un tranquillo villaggio con case di legno dal tetto d’erba, un porto ricavato in una fenditura naturale, un fiume che taglia il paese, la chiesa del 1929 dove si tenne la prima funzione in faroese (che ne legittimò l’uso come lingua nazionale). Gli edifici con il prato sul tetto sono una delle istituzioni culturali più importante delle Fær Øer.

Nelle isole settentrionali, troviamo un’impressionante parete verticale di 754 metri che precipita in mare, considerata la falesia più alta del mondo. A sud, invece, isole di pascolo ondulate, colline basse, cime rotonde, vallate che si impennano e culminano in creste appuntite a picco sull’oceano.
Alle Isole Fær Øer esiste una sola società di charter che ha una sola barca a vela. Punto. Era ottobre quando cercai di prenotarla, ma l’armatore, un riservato ragazzo con gli occhiali spessi, mi rispose che per agosto dell’anno successivo la barca era già stata prenotata da un equipaggio di russi.

Avevo già gettato la spugna quando una mattina di novembre mi arrivò un’email dall’armatore faroese che diceva: ci sarebbe un’altra barca, ma è privata, un po’ strana, ti interessa? Ovviamente accettai subito. Era una barca costruita artigianalmente in Norvegia su disegni dell’architetto Bruce Roberts, modello offshore 44 piedi, scafo in acciaio e sprayhood fisso, allestita a 3 cabine, ampi spazi in quadrato e timoneria interna.

Molto stabile ed adatta alla zona di navigazione, niente a che fare con le fragili barche del Mediterraneo.

La nostra barca artigianale in acciaio, modello Bruce Roberts 44 offshore.
La nostra barca artigianale in acciaio, modello Bruce Roberts 44 offshore.


Salpa-àncora? Inutile!


È mia abitudine fare un check-in meticoloso delle barche prese in locazione e, nella mia lista di cose da controllare, non manca la verifica del salpa-àncora.

Quando chiesi all’armatore di provarlo, mi guardò fisso per qualche secondo dai suoi occhiali spessi e mi disse “Windlass? No windlass on this boat, not necessary”. Lo guardai negli occhiali pensando “come faccio a convincere il mio equipaggio ad alare a mano l’ancora di una barca da 14 tonnellate?”. In realtà aveva ragione lui, in quei mari l’ancora non serve, è considerata un accessorio di sicurezza, da usare solo in caso di emergenza.

Alle Fær Øer le rade papabili di un eventuale ancoraggio sono soggette ad una corrente di marea che può raggiungere i 7 nodi, quindi qualsiasi ancoraggio verrebbe strappato. Spiegai al mio equipaggio che passare una notte in rada alle Fær Øer sarebbe come stare alla fonda col motore in retromarcia al massimo per tutta la notte.

Alle Fær Øer non serve l'àncora: ovunque vai trovi un moletto dove attraccare gratuitamente con acqua ed elettricità.
Alle Fær Øer non serve l’àncora: ovunque vai trovi un moletto dove attraccare gratuitamente con acqua ed elettricità.

I primi giorni guardavamo con sospetto questa barca così strana; incuteva timore con il suo scafo blu pieno di ammaccature sull’acciaio, coi “finestrini” sigillati a mo’ di aereo, col pozzetto striminzito senza tavolo, col fumaiolo della stufa in bella mostra sulla coperta, con la battagliola in legno, col quadrato su tre livelli. Tuttavia la settimana passò serena e appagante.

Eravamo stupiti di riuscire a navigare con piacere ed allegria su una barca senza il mezzo marinaio, senza eco-scandaglio e senza salpa-ancora. La chicca era la poltroncina di comando all’interno della tuga, vicino alla stufetta, con il navigatore GPS ben davanti.


L’uomo che sussurrava ai carrarmati.

Col passare dei giorni ci stavamo innamorando di questa barca, che in verità aveva tutto ciò che realmente serviva per navigare in quelle acque: vele robuste, motore potente, timoneria idraulica, pozzetto profondo, tuga panoramica che consentiva all’equipaggio di apprezzare la navigazione senza infreddolirsi.

Navigavamo in acque ostili quando eravamo esposti all’Atlantico, ma anche acque amiche quando trovavamo ormeggio con elettricità e acqua gratis di fianco a simpatici pescherecci rossi con pescatori allegri in maglione di lana.
Un pomeriggio gettammo in acqua una lenza per vedere se si prendeva qualcosina e zac! nel giro di pochi minuti avevamo tirato su otto merluzzi belli grossi. Dopo una cena a base di merluzzo fresco, facevamo le battute sulla nostra barca così strana.

Guardavamo le foto scattate coi nostri cellulari e prontamente le condividevamo su Instagram e Facebook. Le foto più sorprendenti erano quelle fatte da prua: la lunghissima tuga grigio-militare con gli osteriggi sigillati davano alla barca un retrogusto di carrarmato. Lorenzo scrisse un’ode in ammirazione della nostra barca e Cinzia lo battezzò “l’uomo che sussurrava ai carrarmati”.

Ben presto ci rendemmo conto di essere stati più fortunati dei russi che avevano noleggiato la barca più normale; ogni tanto la vedevamo in giro e la consideravamo una barchetta insipida in vetroresina, l’unica cosa che invidiavamo un po’ era la skipperessa russa giovanissima e biondissima.

Alfa, Bravo, Charlie, Ægir.

Qualche mese prima di partire per le Fær Øer avevo frequentato il corso GMDSS – Short Range Certificate per ottenere il certificato RYA di operatore abilitato all’utilizzo della radio VHF con DSC. Ero fresco di nozioni e credevo di sapere tutto sulle trasmissioni radio marittime.

Una delle cose che per noi italiani è sempre un incubo è ricordarsi a memoria lo spelling internazionale, che non è Ancona-Bologna-Como-Domodossola, ma è Alfa-Bravo-Charlie-Delta etc.

I nordici, però, hanno una marcia in più: a bordo della nostra barca c’era la tabella mnemonica in cui, oltre alle 26 lettere inglesi, c’era lo spelling delle loro strane lettere: Ægir, Ørnulf, Ågot.

Decidiamo di fermarci nel porticciolo di Skopun per mangiare qualcosa in attesa che la corrente di marea si inverta e ci consenta di andare velocemente alla cascata sul mare.

L’attracco in banchina pare facile ma ad un tratto il timone non risponde più, gira a vuoto. Panico. Prima di renderci conto che si trattava dell’autopilota della timoneria idraulica, veniamo avvistati da due pescatori che prontamente escono con una buffa pilotina stile Braccio di Ferro e ci trainano in una darsena interna, dove possiamo fermarci tranquillamente.

Dopo averli ringraziati con una fetta di Parmigiano Reggiano, chiacchieriamo un po’ e veniamo a sapere che in quel paese vivono 300 persone e che i bambini vanno a scuola con un traghetto che li porta a Tòrshavn tutti i giorni.
La corrente di marea si è invertita: via, riprendiamo la nostra navigazione e raggiungiamo la cascata Gásadalur, dove Roberto sfodera il suo drone per fotografarla dall’alto.

Abbiamo dovuto far decollare il drone dal tender perché a bordo della nostra barca l’acciaio dello scafo interferiva coi telecomandi del drone.

Navigando fra le Isole Fær Øer.
Navigando fra le Isole Fær Øer.


Un giorno eravamo in anticipo sulla tabella di marcia perché la corrente ci aveva aiutati più del previsto, quindi decidiamo di fermarci a Leirvík per comprare del pesce fresco: il porticciolo brulicava di camion e di muletti che caricavano centinaia di cassette piene di salmoni sotto ghiaccio. Eravamo nel maggior centro di industria ittica dell’arcipelago.

Rotta a suon di notifiche.

La navigazione alle Fær Øer è piuttosto impegnativa perché sul lato occidentale si è esposti alle furie dell’Oceano Atlantico, mentre nei ridossi fra un’isola e l’altra si ha una forte corrente di marea, che può vanificare la spinta del vento o amplificarla.

Con un po’ di astuzia abbiamo sfruttato le correnti a nostro favore ed abbiamo potuto raggiungere svariate località di interesse, bastava rispettare gli orari delle maree.
Il nostro bizzarro armatore ci ha intimato di non approdare ad un pittoresco moletto, che a noi sembrava innocente e paradisiaco, davanti ad una chiesetta antica. Ci ha gentilmente scritto “it is not and I REPEAT it is NOT possible to stay!”.

E di questo passo erano svariate le località dove l’armatore ci ha vietato di andare, anche davanti alla grotta dove tengono concerti di musica classica. Il problema è la forte corrente di marea. I faroesi si sono creati un’App per telefonini, chiamata “Rák” (la trovi su Google Play) che miracolosamente ti dà la velocità della corrente in ogni punto delle Fær Øer ad ogni ora del giorno.

Una manna per noi, ce la siamo installata tutti, unica pecca: è scritta solo in faroese e non si capisce una parola.

Nei punti più spettacolari, dove la rotta era più pericolosa, era un tripudio di notifiche WhatsApp: io inviavo all’armatore una foto del GPS scrivendogli “siamo qui, possiamo passare lì in mezzo?”, dopo pochi minuti, plin-plon, risposta: “Sì, ma tieni dritta in quel punto là, poi tutto a sinistra che lì c’è una secca” (eravamo senza eco-scandaglio).

Veleggiare alle Fær Øer offre spettacolari scogliere a picco abitate da migliaia di uccelli marini, cascate roboanti, montagne coniche, porticcioli sperduti nel verde, faraglioni imponenti.

La leggenda vuole che i faraglioni Risin Og Kellingin siano due Trolls, un gigante ed una strega, venuti da lontano per rapire le Fær Øer e portarsele via. Alla fine della settimana, la nostra scia misurava 126 miglia fra le isole di Nólsoy, Sandoy, Vágar, Streymoy, Eysturoy e Borðoy. Abbiamo ormeggiato sempre gratis nei deliziosi porticcioli di Nólsoy, Skopun, Miðvágur, Vestmanna, Eiði, Fuglafjorður, Leirvík, Klaksvík e Tòrshavn.

Si può fare il bagno alle Fær Øer?

Era la fatidica domanda che mi ponevano tutti prima di partecipare. La mia risposa standard aveva un pizzico di ironia: “Andare alle Fær Øer per fare il bagno è come andare ad Ibiza per sciare”.

Alle Isole Fær Øer fa freddo. Durante la nostra settimana (3-10 agosto 2019) la temperatura è stata da 9° a 11°C (come a Genova in pieno inverno) con poca differenza fra giorno e notte e pioggia molto frequente. Oltre a stivali e giacca cerata invernale, avevamo anche l’ombrello, alla faccia delle superstizioni dei mediterranei.


Il vento dominante ad Agosto è da sud-est, con velocità media di 11 nodi ed una probabilità del 46% di vento superiore a forza 4 Beaufort. L’altezza delle onde nel mese di Agosto ha probabilità 4% di essere superiore a 2 metri e nei fiordi è sempre inferiore al mezzo metro. La marea ha un’escursione contenuta, attorno al metro, ma la corrente di marea è sostenuta nei canali fra le isole.


Il fuso orario alle Fær Øer è un’ora indietro rispetto all’Italia con ora legale (come l’Inghilterra). L’elettricità è 220 V 50 Hz con prese simili a quelle italiane. La rete cellulare è la più capillare del mondo, raggiunge il 99.9% della popolazione (ci credo, sono quattro gatti tutti concentrati in poche città), internet funziona benissimo e velocissimo, con tanto di Roaming-Europeo (quindi gratuito), ma non tutti gli operatori telefonici lo applicano, è necessario verificare le tariffe, facendo attenzione a distinguere la Danimarca dalle Fær Øer.

Pur appartenendo alla Danimarca, le Fær Øer sono fuori dall’Area Schengen dell’Unione Europea, quindi è necessario il passaporto per entrarci. Per raggiungerle ci sono voli da Copenhagen, l’aeroporto si chiama Sørvágur (sigla FAE, Isola di Vágar) e dista 50 minuti di autobus da Tórshavn, la strada è panoramica e passa da un tunnel sottomarino fra due isole.

L’illusione ottica del Lago Sørvágsvatn

Le Isole Fær Øer sono anche un paradiso per il trekking: esistono numerosi percorsi di mezza giornata o di giornata intera, che consentono di vedere l’interno delle isole e godere il panorama dell’arcipelago. L’ente turistico Faroese pubblica su Internet un catalogo che illustra 23 percorsi di hiking con tutte le informazioni tecniche, quindi non è necessario prendere una guida escursionistica locale.

Noi abbiamo selezionato due itinerari, scegliendoli in base al fatto che fossero accessibili da un punto di ormeggio sicuro per la barca. Il primo è la salita in vetta al Monte Slættaratindur, la montagna più alta delle Fær Øer, 880 mt. Da lì, se le condizioni meteo lo consentono, si vedono tutte le isole in un panorama a 360°, noi abbiamo ormeggiato ad Eiði, siamo saliti ed abbiamo visto a 360° un bel nebbione fitto fitto.

Grazie al trekking è possibile anche visitare quelle isole che sono “proibite” ai velisti: l’Isola di Mykines ha un solo approdo che è raggiungibile solo con i battelli turistici, perché le condizioni del mare sono proibitive per le barche a vela, intendo tutte quelle quelle noleggiabili alle Fær Øer, cioè due. Mykines offre le scogliere più aspre, esposte ad occidente, verso le furie dell’Oceano. Il faro di Mykines è il più popolare in tutte le cartoline dell’arcipelago.


L’itinerario più spettacolare in assoluto è quello al belvedere Trælanípan, è una camminata di un’ora e mezza dal porticciolo di Miðvágur. Dopo l’ingresso nell’area naturalistica (a pagamento), si percorre un sentiero sulla riva del Lago Sørvágsvatn (si pronuncia Sérvag-svan) e, salendo sulla vetta del pinnacolo, si raggiunge il belvedere che offre una delle illusioni ottiche più incredibili create da Madre Natura: il lago sembra volare sopra il livello del mare, con l’Oceano che impazza al di sotto delle sue acque placide.

L’avresti mai detto?

Le Isole Fær Øer sono famose nel mondo per la musica, basti pensare che su 50.000 abitanti, 2.000 sono iscritti ad una scuola di musica. In estate si svolge il “Summar- festivalur”, spettacolare evento rock di fama mondiale in cui si esibiscono artisti internazionali.

Noi abbiamo organizzato la nostra rotta in modo da poter ormeggiare a Klaksvík proprio nella serata di apertura del concerto, dopo l’ormeggio gratuito, ci siamo messi in coda per entrare nell’immenso campo davanti al palco, ma quando abbiamo scoperto che il biglietto di ingresso costava 100 euro, abbiamo deciso di ascoltare la musica in lontananza, davanti ad una buona birra faroese (pure la birra è autoctona lassù).

Un altro imperdibile appuntamento è il “Summar-tónar”, il festival della musica classica e contemporanea in cui compositori esordienti percorrono strade, piazze e chiese di tutte le isole, offrendo spettacoli animati da accordi e armonie musicali. È un festival che si svolge nei mesi di giugno, luglio ed agosto, con iniziative tutti i giorni in località diverse.

I concerti più spettacolari di questo festival sono quelli del martedì pomeriggio, che si svolgono all’interno di una grotta accessibile solo dal mare. Per entrarci è necessario il gommone e, poiché non ci sono posti a sedere, si ascolta la musica comodamente seduti sul tubolare del gommone, con la pagaia in mano per mantenere la posizione.

Si chiamano “Cave Concert” e quest’anno nel buio della grotta si sono esibiti artisti con violoncello, tromba e sassofono.

E quindi?

Quindi esperienza positiva e coinvolgente. Navigare in un mare diverso dal Mediterraneo ci fa tornare arricchiti di nuove sensazioni.

Nei prossimi anni continueremo con la formula “Esplorazioni a Vela” e navigheremo in Irlanda ed in Canada.

Alessandro Mazzetti, skipper di lunga esperienza, istruttore e scrittore

Alessandro Mazzetti è uno skipper di lunga esperienza, istruttore per varie scuole di vela, appassionato inventore della formula “Esplorazioni a Vela”. Ha solcato i mari più strani e misteriosi, conducendo con successo varie flottiglie in Norvegia, Scozia, Olanda, Mar Nero, Mar Baltico, Azzorre, Cantabria, Bretagna, Galizia, etc. Attualmente è responsabile delle Esplorazioni a Vela dell’Associazione velica “Quadrante Lombardo AIVA-CVC”.

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