Sulle tracce di Luigi Tenco

Se non lo conosci lo ignori ma quando lo scopri te ne innamori subito. Ed è forse per questo motivo che in queste zone dell’alessandrino rimase per sempre nel cuore di Luigi Tenco, non solo perché luogo dove nacque e trascorse la sua infanzia ma, soprattutto, perché qui imparò cose semplici ma genuine. Stiamo parlando di Cassine, ma soprattutto di Ricaldone, un piccolo borgo caratterizzato da dolci colline a perdita d’occhio, circondato dall’Appennino Ligure, dal Monferrato e dalla pianura al di là del fiume Bormida, agli onori della cronaca in questo periodo per la preoccupazione destata dalle recenti e copiose piogge.
E’ questo paesaggio tra le colline ricche di vigneti, patrimonio dell’ UNESCO, che ogni anno mi accoglie più o meno verso la fine di novembre, guidato da una persona che a patto di concedere una tappa al cimitero, ne approfitta per ritornare nei luoghi natii, dandomi la possibilità di compiere un “volo” armonioso su queste colline tra i meravigliosi colori dell’autunno, purtroppo un po’ sbiaditi per l’occasione per colpa di una delle tante giornate piovose di novembre.
Ricaldone terra di cantine e di vigneti
Prima tappa, dunque, al cimitero di Ricaldone per saldare subito una parte del debito. Proprio accanto a dove eravamo, sono custodite le spoglie mortali di Luigi Tenco, che, dopo quel tragico 27 gennaio 1967, furono portate nel piccolo cimitero del paese, nel pieno rispetto della sua volontà, (“perché se un giorno dovrò morire, voglio morire nella mia valle”).
Una volta soddisfatta la mia guida, proseguiamo il nostro giro, andando a far visita alla Cantina Sociale di Ricaldone, meglio conosciuta come “Tre Secoli, che nasce dall’unione tra due grandi cooperative vitivinicole piemontesi, quella di Mombaruzzo, sorta nel 1887 come prima realtà associativa del Piemonte, e quella appunto di Ricaldone, con 60 anni di storia alle spalle. Una struttura che vanta più di 450 soci conferitori, con oltre 1200 ettari di vigne, di cui 440 coltivati a moscato, 340 a barbera e 160 a brachetto, che fanno della Cantina Tre Secoli, che ha oltre 180.000 ettolitri di capienza, il primo trasformatore di uve di proprietà della regione Piemonte. Inutile dire che ci siamo riempiti il bagagliaio della nostra automobile con varie bottiglie di vino, rammaricandoci di non avere tanto spazio a disposizione.
La tradizione degli amaretti
Parli di Mombaruzzo e ti vengono in mente i celebri amaretti. La tradizione racconta, infatti, che proprio qui, nel lontano 1700, abbia avuto origine l’amaretto, un dolce dall’aspetto dorato e morbido al tatto, il “duss en poc meiret” (da queste parole piemontesi il nome “Amaretto”), che i maestri fornai preparavano per i Signori della zona che ne facevano dono, nelle occasioni importanti, ai loro ospiti, amici e parenti dei paesi vicini. Detto, fatto. Abbiamo ripreso il nostro cammino e, attraverso un’altra strada ricca di sali/scendi che transita davanti a un’altra cantina, quella di Maranzana (che ci ripromettiamo di visitare in un’altra occasione), siamo giunti in poco più di 10 minuti, proprio a Mombaruzzo alla Pasticceria Cavalier Vicenzi. Un luogo in cui tradizione, bontà e qualità si sposano perfettamente dal 1955 e oggi è un’azienda al passo con i tempi che produce amaretti artigianalmente, con ingredienti di primissima qualità e nel rispetto della ricetta settecentesca che li ha resi famosi in Italia e all’estero. Ne approfittiamo per assaggiare anche un “prototipo” di amaretto fatto con fave di cacao, prima di rimetterci in cammino alla volta di Cassine.
Lungo la strada, sempre in mezzo alle meravigliose colline dell’Alto Monferrato, ci imbattiamo in un edificio ultramoderno di nuova costruzione. Un’altra cantina immersa del verde, che la famiglia Botto ha realizzato unendo la tradizione al meglio della tecnologia che l’evoluzione enologica rende oggi disponibile. Nasce da un Convento che risale al 1621, più volte distrutto e ricostruito, ma in cui gli inquilini che si succedettero all’interno, durante tutti questi anni, non mancarono mai di coltivare uva per la produzione del vino per la celebrazione delle messe. Il convento, fu poi ceduto dalla curia a Don Giovanni Benzi, che lo acquistò con l’intenzione di adibirlo a cantina vitivinicola e la lasciò alla nipote Paola, moglie proprio di Pier Luigi Botto, che nel 1994 creò la prima cantina per trasformare le proprie uve in vino, non più solo per il consumo famigliare, ma anche per essere commercializzato ed esportato nel mondo.
Passando per Cassine

Insomma, un altro luogo interessante da visitare al più presto. Giungiamo finalmente a Cassine, terra natia della mia speciale guida turistica, in perfetto orario per il pranzo. L’appuntamento, come da tradizione personale, è al ristorante “Passeggeri”, che si affaccia proprio sulla grande piazza al centro del paese. All’esterno sembra una anonimo locale, Ideale, come dice il nome stesso, per chi viaggia di fretta e si ferma soltanto per riempire lo stomaco prima di proseguire. Ma quando si varca la soglia cambia tutto e si entra in un ambiente familiare ricco di tradizione, dove è possibile gustare qualche piatto della cucina locale, e il rapporto qualità-prezzo è veramente ottimo. Per chi, come me, è amante dei dolci, consiglio un delizioso zabaione sormontato da una pallina di gelato alla crema. Una vera delizia.
Anche se il primo desiderio sarebbe quello di una “pennichella” ristoratrice, prima di ripartire alla volta di casa, è invece il momento di accontentare la mia guida per saldare definitivamente il debito. Ci dirigiamo, sempre sotto una pioggia battente verso la pianura della Lomellina, attraversando così il confine con la Lombardia. Ma di questo ne parleremo un’altra volta.

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