Alla scoperta delle Valli di Lanzo con Lucia Pozzo

Alla scoperta delle Valli di Lanzo con Lucia Pozzo

Non capita spesso di andare in montagna accompagnati da un vero e proprio lupo di mare. Ebbene, a noi è successo non molto tempo fa, in una splendida giornata di inizio ottobre, per andare alla scoperta delle Valli di Lanzo, durante una gita sino al Lago di Monastero.
Il nostro viaggio, a bordo di una Jeep Compass 4×4 con motore 1400 a benzina, più che sufficiente per affrontare una strada sterrata impegnativa ma certamente alla portata di un SUV compatto, è iniziato dal centro di Torino.

Prima destinazione Lanzo Torinese, punto di partenza ideale, facilmente raggiungibile da Torino ma anche da chi proviene da altre destinazioni. Un tragitto da percorrere tranquillamente per non urtare la “sensibilità” dei numerosi autovelox sparsi lungo la strada a fungere da monito severo per gli amanti della velocità.

Lucia Pozzo, il lupo di mare in montagna

Ad attenderci il nostro “marinaio”, niente meno che Lucia Pozzo, la prima skipper donna, http://www.luciapozzo.it molto conosciuta nell’ambiente della nautica italiana e francese che fino a pochi anni fa era l’unico comandante donna in un ambito ancora dominato dagli uomini. Ha esplorato tutti gli oceani del mondo al comando di barche a vela, dopo aver cominciato a solcare i mari a diciassette anni, partecipando ad alcune regate con risultati più che soddisfacenti. La sua storia in realtà comincia tra le montagne del Piemonte, dove Lucia, figlia di appassionati di viaggi e di montagna, ha praticato sci alpinismo, arrampicata, trekking. Insomma, la guida perfetta per accompagnarci con grande passione a scoprire le bellezze di queste valli, da sempre meta turistica importante che grazie alla posizione e alla storia di cui il territorio è ancora impregnato, offrono un ottimo mix di sport, cultura e relax e buon cibo.

Off-road al Lago di Monastero.

Partiamo quindi da Lanzo Torinese alla volta di Chiaves, per non perdere troppo tempo., visto che siamo solo all’inizio di un percorso meraviglioso che porterà al Lago di Monastero, un’oasi meravigliosa a quasi 2000 metri con un panorama mozzafiato che si apre su tutte le Valli di Lanzo. Ma per chi ha meno fretta di arrivare al Lago, vale la pena fare un giro in questo paese che mantiene ancora un’impronta medievale con le strette vie e la torre civica del XIV secolo. Caratteristico è il famoso Ponte del Diavolo a picco sullo Stura, un ponte trecentesco a dorso d’asino che svetta sul fiume per un’altezza di 16 metri e vanta una storia mista a leggenda immerse nel mistero. Il nome del ponte deriva, infatti, dalla leggenda secondo la quale fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollato. In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l’anima del primo a transitare sul ponte, e per questo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche “Marmitte dei Giganti”.

Strade tortuose, piloni votivi e paesaggi mozzafiato

Una bella strada tortuosa in mezzo al verde che invita anche alla velocità, però senza mai commettere imprudenze, ci porta verso Chiaves, frazione di Monastero di Lanzo. Lungo il tragitto si iniziano a vedere alcuni piloni votivi di cui è ricca tutta la zona, spesso contenenti statuette raffiguranti la madonna così come è apparsa nella varie parti del mondo.
Ci concediamo una piccola sosta nella piazza centrale per cominciare ad apprezzare il panorama, per poi proseguire imboccando la ripida carrozzabile che porta a Fontana Sistina, per poi prendere a sinistra ad un successivo bivio (indicazione per Cresto).
Un percorso che è inizialmente asfaltato ma che poi si trasforma ben presto in strada sterrata, non molto impegnativa, salvo alcuni tratti, forse troppo poco per gli amanti del fuoristrada “duro e puro” ma entusiasmante dal punto di vista del paesaggio. Unica accortezza, quella di fare attenzione ai numerosi appassionati di mountain bike che si danno appuntamento proprio su quelle strade durante la bella stagione.

Inizia l’avventura alla scoperta delle Valli di Lanzo

A questo punto inizia l’avventura vera su strada sterrata che, dopo un tratto pianeggiante, inizia a salire. Incontriamo un vecchio alpeggio con animali al pascolo su un breve pendio erboso. Arriviamo al piazzale del Passo della Forchetta, dopo aver superato le baite ben ristrutturate di S. Barbara. Il panorama è meraviglioso e sembra di essere su un vero balcone che da sulle valli.
Proseguiamo in leggera salita lungo la strada che corre vicino alla cresta, e ci troviamo in mezzo alle nuvole basse che riducono notevolmente la visibilità. Ci fermiamo per un cambio alla guida e da navigatore mi trasformo in pilota per poi andare avanti lungo la strada che divide la Valle del Tesso dalla Val Grande, con un po’ di paura per chi soffre di vertigini, e superando alcuni alpeggi , giungiamo all’Alpe Prati della Fontana, ristrutturata piuttosto brutalmente con abbondante uso di cemento, dove si trova un pilone votivo da dove si ha un bel colpo d’occhio sulla zona di Menulla. Un tornante porta la strada definitivamente sul versante della Val Grande: in questo tratto nei sottostanti valloncelli si trovano delle cave di talco sfruttate fino a qualche decina di anni fa. La carrozzabile prosegue quasi pianeggiante per poi affrontare alcuni tornanti più ripidi fino all’Alpe di Monastero (1970 metri), grosso alpeggio ora ristrutturato già citato in documenti del XIII secolo, come del resto la vicina Alpe di Coassolo (2032 metri). Ritorna il sole e, superate le costruzioni, saliamo ancora per poche decine di metri e arriviamo al Lago di Monastero, posto in una verdeggiante conca che invita ad una sosta ristoratrice.

Picnic sull’erba

Infatti, ci fermiamo per gustare formaggi e salumi, rigorosamente prodotti locali d’alpeggio, innaffiati da un buon bicchiere di vino rosso che la nostra Lucia ci ha procurato.
Un paesaggio incredibile esaltato dalla magia delle acque del lago che trascolorano dal verde intenso al grigio plumbeo, dal trasparente al torbido, a seconda del colore del cielo e dell’erba sui pendii circostanti, fino a diventare quasi un tutt’uno con il manto erboso nelle giornate nebbiose.
Non ancora appagati, abbiamo deciso di proseguire ancora per qualche chilometro, giungendo fino all’Alpe Costa Piana, dove finisce la strada e si trova un altro alpeggio e una piccola stazione metereologica. Un’altra sosta per curiosare, oltre che ammirare il panorama e per far riposare la Compass, che si è comportata egregiamente, anche se qualche cavallo in più avrebbe fatto comodo in alcuni frangenti. A questo punto la meta è stata davvero raggiunta e non si può far altro che tornare indietro, non prima però di aver scattato qualche fotografia di gruppo in mezzo a questo fantastico scenario alpino.
Ma la parte più bella della gita doveva ancora venire. La discesa a valle, molto più agevole rispetto alla salita, a patto che non ci si faccia prendere troppo la mano sulla strada sterrata e soprattutto dalla voglia di velocità, una volta ritornati sull’asfalto.

L’Home Restaurant di Carla

La metà è Mezzenile, dove in frazione Monti a 1200 metri di altitudine ci aspettava il “Giardino dei Marinai”, un Bed & Breakfast a conduzione famigliare, il cui nome certamente non comune per una struttura ricettiva di montagna, rivela la presenza di chi ha viaggiato molti anni per mare.
Prima però facciamo tappa a Villa di Mezzenile dove Carla, per anni impegnata nella gestione di un ristorante a Torino. Una dinamica settantenne che ora ha trasformato la sua casa di montagna in un home restaurant dove vale la pena fermarsi, previo appuntamento. Abbiamo giusto il tempo per un caffè e per assaggiare una deliziosa torta di mele, ma vorremmo poterci fermare molto di più perché la compagnia è davvero simpatica.

B&B Giardino dei Marinai, ricettività in alta quota a Mezzenile


Arriviamo finalmente al “Giardino dei Marinai”, dove ci attende la casa di Lucia Pozzo, https://www.facebook.com/giardinodeimarinai/ una baita ristrutturata con semplicità che risale a metà dell’Ottocento quando fu costruita da un montanaro con tanto di camicia a quadri e baffoni, che ha utilizzato pietra a secco e legno locale. Dotata di tutti i confort e arredata come l’interno di una barca si snoda su tre piani, con pavimenti in tavolato scricchiolante collegati fra loro da scale a chiocciola di ghisa stile liberty, con camere calde e accoglienti, arredate con mobili antichi, e spazi ottimizzati con originali soluzioni di un design unico, frutto dell’esperienza maturata negli anni di lavoro sulle barche e nei cantieri navali.

Si torna a casa

Varrebbe veramente la pena rimanere a Mezzenile per la notte per assaporare la quiete del luogo, chiacchierando con Lucia delle sue avventure in mare, ma purtroppo dobbiamo rientrare nel grigiore di Torino, ripromettendoci però di tornare quanto prima per visitare Mezzenile.

https://www.facebook.com/giardinodeimarinai/

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